Category: Sentenze (7)

La clausola del regolamento di condominio volta a limitare il potere dei condomini di farsi rappresentare nelle assemblee è inderogabile, in quanto posta a presidio della superiore esigenza di garantire l’effettività del dibattito e la concreta collegialità delle assemblee, nell’interesse comune dei partecipanti alla comunione, considerati nel loro complesso e singolarmente, sicché la partecipazione all’assemblea di un rappresentante fornito di un numero di deleghe superiore a quello consentito dal regolamento suddetto, comportando un vizio nel procedimento di formazione della relativa delibera, dà luogo ad un’ipotesi di annullabilità della stessa, senza che possa rilevare il carattere determinante del voto espresso dal delegato per il raggiungimento della maggioranza occorrente per l’approvazione della deliberazione.

Cass. Civ., Sez.  6 – 2, del 28/03/2017, Ordinanza n.  8015

La Suprema Corte ha ribadito che per abbattere le barriere architettoniche é lecito installare l’ascensore anche in assenza di handicap.

Tra i concetti espressi in sentenza:

  • «l’esistenza dell’ascensore assicura la vivibilità dell’appartamento e riveste pertanto carattere essenziale»
  • i divieti regolamentari «appaiono recessivi rispetto all’ipotesi di realizzazione di opere, quale ampliamento delle scale ed adeguamento dell’ascensore, che devono ritenersi indispensabili ai fini di una effettiva abitabilità dell’immobile» dovendo ritenersi che «le disposizioni in materia di eliminazione di barriere architettoniche costituiscono norme imperative ed inderogabili, direttamente attuative degli artt. 32 e 42 Costituzione».
  • «la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto di un diritto fondamentale, che prescinde dall’effettiva dell’utilizzazione da parte di costoro degli edifici interessati»

La Sentenza 7398 del 28/03/2017:Barrieresentenza

 

Il Tribunale di Milano con sentenza n. 9844 del 30 agosto 2016 ha stabilito che per la revoca dell’amministratore di Supercondominio e per la nomina di un revisore condominiale non è sufficiente l’assemblea dei rappresentanti ma è necessaria l’assemblea di tutti i partecipanti al Supercondominio.

L’assemblea dei rappresentanti che abbia deliberato la revoca dell’amministratore è radicalmente nulla.

tribunale-milano-9844-2016

La Suprema Corte, tornata sull’argomento ha “chiarito” che non vi è solo di presunzione sulla proprietà delle parti comuni ed è andata ben oltre stabilendo che il codice civile:

non sancisce una mera presunzione di condominialità, ma afferma in modo positivo detta natura condominiale, che può essere esclusa non già con qualsiasi mezzo di prova (come sarebbe nell’ipotesi di presunzione), ma solo in forza di un titolo specifico, inevitabilmente in forma scritta, riguardando beni immobili” (Cass. 5 marzo 2015 n. 4501).

L’amministratore di condominio, per conferire procura al difensore al fine di costituirsi in giudizio nelle cause che rientrano nell’ambito delle proprie attribuzioni, non necessita di alcuna autorizzazione assembleare che, ove anche intervenga, ha il significato di mero assenso alla scelta già validamente compiuta dall’amministratore medesimo.

* Cass. Civ., Sez. II, 25/05/2016, n. 10865

La Corte di Cassazione con sentenza n. 11388 del 17 marzo scorso, ha ricordato che, in materia di sicurezza sul lavoro, è irrilevante ai fini dell’individuazione delle posizioni di garanzia che vi sia un formale rapporto di lavoro, ma è sufficiente che vi sia una collaborazione anche saltuaria. La normativa antinfortunistica si applica, non solo ai lavoratori ma addirittura anche agli estranei che possono trovarsi occasionalmente sul luogo di lavoro; grava sul datore di lavoro una posizione di garanzia che va oltre il rapporto di lavoro subordinato e va estesa anche alle collaborazioni saltuarie.

SULLA RIPARTIZIONE DELLA RESPONSABILITA’ PER INFILTRAZIONI DAL LASTRICO SOLARE CHE FUNGE DA TETTO

Avv. Michele Giliberti:

Chi ha l’utilizzo esclusivo del lastrico solare o della terrazza si trova, in rapporto alla copertura del palazzo condominiale, in una posizione specifica che oltre a consentirne il pieno utilizzo lo eleva a custode della superficie del lastrico o della terrazza stessa. La conseguenza è dunque quella di essere titolare di una responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c.  Ciò non toglie, tuttavia, che il condominio sia tenuto a compiere gli atti conservativi e le opere di manutenzione straordinaria perché pur appartenendo in proprietà o essendo in uso esclusivo di uno dei condomini, il lastrico solare per la sua funzione di copertura dell’edificio rientra tra le parti comuni.  Da qui, la regola della ripartizione delle spese è quella dell’art. 1126 c.c.: ossia un terzo a carico del proprietario/utilizzatore e due terzi a carico di tutti gli altri condomini.  Questo ovviamente in assenza della riconducibilità del danno alla condotta colpevole del proprietario o titolare del diritto di uso esclusivo. Nel caso in cui, infatti, costui sia l’unico responsabile delle infiltrazioni d’acqua (per via appunto di una sua condotta colpevole) le spese saranno addebitabili a lui soltanto.

Clicca per la sentenza Infiltrazioni dal lastrico solare SU 9449-2016